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L’ultimo imperatore (di B. Bertolucci, drammatico, 167’, Italia, Gran Bretagna, Cina 1983)

Interpreti: John Lone, Joan Chen, Peter O’Toole, Vivian Wu, Ying Ruocheng

Film biografico ed epico, L’ultimo imperatore di Bertolucci è una superproduzione altamente spettacolare, premiata con ben nove Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, musica, scenografia, costumi e sonoro) e nove David di Donatello. Ma è anche una meditazione sul cinema, sui suoi rapporti con la storia e il sogno. Un’opera a suo modo epocale, anche perché, per la prima volta, un cineasta occidentale poté girare all’interno della Città Proibita. Il film ricevé il rarissimo permesso, soprattutto per un regista non cinese, di fare le riprese entro le mura della Città Proibita, dove gran parte della vita di Pu Yi ha avuto luogo, divenendo di fatto il primo film occidentale in cui si mostra l’autentica ambientazione della corte imperiale cinese. In previsione del film Bertolucci arruolò circa ventimila comparse e trecento tecnici tra italiani, inglesi e cinesi, che lavorarono sul set per circa sei mesi

L’ultimo imperatore ripercorre, con una serie di flashback, la vita di Pu-Yi: da fanciullo cui tutto era dovuto, essendo figlio del Cielo, a re fantoccio del “Manciukuo” in mano ai giapponesi, a prigioniero dei campi di rieducazione politica ai tempi di Mao, dopo un periodo passato in Siberia ostaggio dei russi. Fino alla anonima morte, avvenuta durante la rivoluzione culturale. Storia di una solitudine, quella di un uomo eternamente prigioniero, tra mura prestigiose prima, in un esilio dorato dopo, fino al suo approdo tra crisantemi coltivati con amore, nella illusione di una improbabile ‘libertà’. Incapace e ambizioso, colpevole, ma anche sfortunato e vittima ad un tempo, testimone sempre di quegli eventi medesimi, fino a una morte ignorata, da uomo comune, non lontano dalle mura di quella splendida Città proibita, dove ogni suo capriccio di bambino Figlio del Cielo era legge per una Corte fastosa e corrotta. La vicenda di Pu-Yi risulta uno sterminato affresco, dove sono raffigurate varie mutazioni di un popolo.

Un particolare apprezzamento va alla colonna sonora, alla quale hanno posto mano in tre: Cong-Su per le musiche di scena destinate alla Corte Imperiale; il giapponese Ryuichi Sakamoto e soprattutto David Byrne per la parte più orientaleggiante della composita partitura, quella forse più riuscita nel sottolineare tensioni e atmosfere.

Ad impersonare il ruolo dell’imperatore adulto è l’attore John Lone, formatosi all’Opera di Pechino, che incarna perfettamente la raffinatezza e la decadenza sensuale del protagonista.